CENNI STORICI DI ISCHIA



L'isola d'Ischia è situata nel seno cumano a circa sei miglia dalla estinta Cuma, alla distanza di circa 18 miglia da Napoli e circa 2 miglia da Procida. Nella sua circonferenza sono da notarsi 2 istmi, di cui uno è quello del castello d'Ischia fatto da un alto cono di lava e nella cui sommità fu fabbricata la fortezza del Re Alfonso di Aragona e l'altro istmo è nella costa meridionale dell'isola fatto da un cono di lava,di terra lapillosa ossia puzzolana di color di ossido di ferro giallo, più piccolo dell'antecedente,denominato Sant'Angelo e congiunto all'isola con un banco di arena quarzosa.


Le Origini e i ritrovamenti di Ischia

Dai materiali presenti (terre argillose, puzzolana,lave ed acque termominerali), si deduce che l'isola è completamente vulcanica. Non vi è dubbio che gli gli Eretriesi ed i Calcidesi dell'isola d'Eubea oggi Negroponte nell'Arcipelago, siano stati i primi abitatori Monte Epomeo dell'Isola d'Ischia secondo ciò che riferisce Strabone nel libro V dell'edizione di Amsterdam del 1707. Alle suddette due prime colonie dopo molti secoli succedette la terza di Siracusani, Greci della Sicilia diretta dal tiranno Gerone. Di questa colonia persiste un singolare monumento in una iscrizione greca scolpita nella faccia spianata di un grosso pezzo di lava basaltica sito in Monte Vico. L'epoca di questa terza colonia corrisponde all'anno 513 di Roma, in cui regnò Gerone di Siracusa, Cioè 241 anni avanti l'era presente. Quindi non c'è da stupirsi se a tutt'oggi non si ravvivano vestigi dell'antico muro, o fortezza. Si puo arguire che vi fossero prima della costruzione della presente regia torre fatta fabbricare dal Re Alfonso di Aragona circa la metà del decimoquinto secolo, forse su i vestigi dell'antica fortezza. Dopo che quest'isola restò in qualche maniera cheta da i terremoti e da i vulcani, vi concorsero ad abitarla i Napolitani ai quali fu poi tolta con la forza dai Romani che possedevano anche l'Isola di Capri, così come citato da Strabone. Della residenza de i Romani nell'Isola d'Ischia esiste ancora un monumento a Lacco Ameno consistente in una iscrizione sepolcrale di una urna di marmo bianco, scavata molti anni fà nella collina dell'Arbusto e da lì trasportata alla vicina chiesa di S. Restituta a sinistra dietra la porta per uso di fonte dell'acqua benedetta. Molti altri antichi monumenti sono stati scoperti nel territorio di Lacco Ameno, i quali confermano l'idea che la medesima terra sia stata la sede principale non solo delle prime Colonie Tirrene e Greche, ma anche delle posteriori Napoilitane e Romane. Tali monumenti sono rappresentati da una quantità di antichi sepolcri del gentilesimo, specialmente nella valle di S. Montano e sue adiacenze. Sono fatti alcuni di Tufo bianco lavorato e la maggior parte di tegole, ciascuno capace di un sol cadavere, che vi si è ritrovato visibile alla prima apertura, e ridotto subito al contatto dell'aria in cenere e ossa; Ciascuno con una lucerna a capo, ed alcuni anche con un coltello a guisa di quello di caccia posto a fianco, e qualche moneta di rame con l'impronta di Augusto, di maniera che questo luogo della detta valle di San Montano, ove vi è il gran numero di questi sepolcri ordinatamente situati, sembra essere stato destinato per un cimitero sacro. reperti archeologici ischitani Nella palude avanti l'atrio della Chiesa Dei Carmelitani si son scavate in vari tempi quantità di lucerne di finissima creta fatte a guisa di quelle dei candelieri di metallo. Nel promontorio di Monte Di Vico, oltre lo scavo di quantità di rottami di vasi e tegole solite impiegarsai ne i tetti delle abitazioni, vi si sono anche ritrovate delle grotte intonacate a guisa di cisterne di olio, o piuttosto di vino, anfore, e ziri. Altri monumenti antichi sono stati scavati in Cumano situato nelle adiacenze di Testaccio, consistenti in statue di marmo bianco, che furono trasportate al Museo di Portici. Due ne furono scavate nelle adiacenze di Nitrodi, rappresentanti una donna con la chioma scarmigliata, ed una serva con una conca di acqua in atto di lavarle la testa; Anche queste trasportate al detto Museo. La scoperta di queste ultime nelle vicinanze di Nitrodi accenna un simbolo nella celebrità di quell'acqua. Ognuno crederebbe, che i presenti abitatori di questa isola siano discendenti della quarta colonia di Napolitani commemorata da Strabone; ma non si ritrova fatta menzione nè presso lui nè di altri istorici,se questa avesse o no continuata la sua dimora,o pure avesse avuto lo stesso fato delle antecedenti colonie greche. Il certo si ha dal fatto che i presenti abitatori sono tutti posteri recenti venturieri del Cratere di Napoli e delle sue adiacenze, come si può rilevare dai cognomi delle famiglie che si riscontrano gli stessi come in Terraferma. Se facciamo riferimento alla Storia, la vicina Terraferma non conosce altri primi abitatori al di fuori di quelli della Tirrenia e delle seguenti già descritte colonie greche. Ma cresciuta, e moltiplicatasi la popolazione della Terraferma e chetata l'isola da terremoti, ritornarono in vari tempi i discendenti dè i primi abitatori.




Cartaromana d'Ischia

Il 1971, nello specchio d'acqua tra il Castello d'Ischia e la spiaggia di Cartaromana (plage romana),materiali provenienti dal fondo marino di Cartaromana vennero alla luce dal fondo del mare materiali archeologici riferentisi ad un villaggio di età romana. Si tratta di un centro industriale attivissimo con fabbriche di terrecotte e di fonderie di piombo, argento, stagno e rame, intestate GN. Atellio e al figlio Miserino, come si legge su di un lingotto di piombo di Kg. 46. Dall'industria di questa variegata produzione di metalli (Aenum=Aena) dovette originarsi il toponimo Aenaria che si estese a tutta l'isola: infatti, esso appare già nell'82 a.C. in sostituzione dell'antico toponimo greco Pithekoussai. Tra i materiali di piombo spiccano le frecce che gli arcieri romani usavano nelle guerre. Il villaggio "Aenaria" scomparve bruscamente nel fondo marino, per un assestamento tettonico che staccò l'isolotto Castello dall'isola maggiore, verso la fine del I se. a.C. e da questa catastrofe morfologica dell'isola prese origine un terzo toponimo distinto in "Insula Major" e "Insula Minor" detta "Castrum Gironis".


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